
Definizione: si definiscono baroni quei professori universitari che verificano due condizioni: ricoprire incarichi di responsabilità (Rettore, Direttore di un Dipartimento, Preside di facoltà, Preside di Corso di Laurea e via dicendo) e contemporaneamente presentare una diretta proporzionalità tra importanza dell’incarico ricoperto e attaccamento allo stesso e al potere che ne deriva.
Effetti: un barone universitario vive della rendita che gli deriva dal coprire un incarico di potere, imponendo all’interno dell’università persone che non si distinguono per merito e competenza, influenzando cattedre, spostando finanziamenti.
PS non vale l’implicazione PROFESSORE ORDINARIO => BARONE
Complimento al prof. Glendi, eletto preside di Giurisprudenza proprio martedì. Peccato che il neoeletto sia chiamato a prendere servizio a Novembre, peccato che a Novembre il prof. Glendi raggiunga l’età per il pensionamento, peccato che sia previsto il decadimento automatico dalla carica di preside quando si va in pensione (Legge 311/58, art. 14).
Nessuno però crede che a Giurisprudenza siano tutti così sbadati da non accorgersi di questo macroscopico problema in questa elezione.
Forse è necessario andare a vedere più a fondo la situazione.
Per legge la carica di preside non può essere ricoperta dalla stessa persona per più di due mandati consecutivi. Il motivo è semplice: evitare che il professore in questione personalizzi la facoltà, facendone un suo feudo dando quindi derive personalistiche a quello che è un servizio svolto all’Ateneo, alla cultura e soprattutto agli studenti.
Se andiamo a vedere chi ha ricoperto l’incarico di Preside negli ultimi due mandati troviamo il solo nome del prof. Bonilini, che quindi ora non avrebbe potuto ricandidarsi a guidare la facoltà di Giurisprudenza.
A qualcuno potrebbe venire il lecito sospetto che questa situazione sia un’abile manovra: il prof. Glendi eletto, prendendo servizio a novembre per soli 5 minuti per poi salutare subito dopo i colleghi e andare in pensione permetterebbe la nuova candidatura dell’ex Preside rof. Bonilini.
Se così fosse saremmo di fronte al fenomeno comunemente detto “attaccamento alla poltrona”, sarebbe solo l’ultimo esempio di cosa voglia dire una Università in mano ai baroni. Un simile artificio violerebbe lo spirito sia della legge che dello statuto, e maggiore costernazione verrebbe dal fatto che un simile sistema provenga dalla Facoltà di Giurisprudenza, luogo deputato a dare l’esempio ai giovani che diventeranno magistrati, avvocati, politici etc etc.
Insomma, la vicenda ancora da chiarire permette comunque di trarre una lezione per l’apprendista barone: utilizzare ogni mezzo e mezzuccio per perpetrare il proprio sistema di potere.
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